Foto Franco Rubini

PORTA VECCHIA

È sentinella del tempo che scorre, l’alta e maestosa Torre. Ecco l’Orologio! Racconta maestria d’altri tempi, di mani sapienti a regolarne l’antico meccanismo. Un tempo fu barriera e porta d’accesso, difesa del cuore della città. Oltrepassando Porta Vecchia ripensa alle storie che l’hanno attraversata, lei che da sempre è di spazio e tempo guardiana.

Mi chiamano Porta Vecchia con affetto e dolcezza gli abitanti della mia città. Sono la Torre Civica, ed insieme al Castello vengo considerata uno dei monumenti-simbolo di Este.

Venni eretta a fine ‘600 ma in origine, al mio posto, si trovava una torre in muratura, più rozza e meno artistica, che fungeva da porta di accesso. Nel XIII secolo avevo la funzione di sorvegliare e difendere la città, quando la città era governata dai marchesi d’Este, capi dei guelfi padovani.

Accadde durante questi anni un fatto increscioso che mi rese nota, cambiando anche il mio nome. Venni infatti denominata “Vitaliana” per ricordare il tradimento operato da Vitaliano d’Arolda, un soldato che nel 1238 – secondo le cronache del tempo – aprì durante la notte la porta alle truppe ghibelline capeggiate dal tiranno Ezzelino III da Romano.

Nel secolo seguente il mio nome mutò in Carrarese, in onore della famiglia che teneva la signoria di Padova e che liberò Este dagli Scaligeri, costruendo poi il Castello tuttora esistente.

Il mio aspetto originario mi rendeva simile alle torri medievali del Castello fino a quando però non venni danneggiata e resa instabile dal terremoto dell’ Aprile 1688. Per motivi di sicurezza le autorità del tempo decisero di procedere alla mia demolizione. La mia successiva ricostruzione fu portata a compimento nel 1690. Non servendo più per scopi militari o difensivi, il mio aspetto venne reso elegante e scenografico. Divenni quasi il contraltare del mastio sommitale del Castello, posizionato proprio di fronte a me. Per rendermi ancora più bella venni impreziosita con i singolari merli ghibellini (o “a coda di rondine”) e nel ‘700, nel lato che guarda verso la piazza, posero un grande Orologio che presenta, oltre ai numeri romani delle 12 ore, le fasi lunari. Secondo alcuni l’autore di questo orologio fu Bartolomeo Ferracina, vicentino di Solagna, vicino a Bassano del Grappa (1692-1777), ingegnere idraulico nonché orologiaio ufficiale della Repubblica Serenissima.

La mia altezza è di circa 20 metri e presento un ampio arco centrale che permette il passaggio a chi proviene, oggi come un tempo, da fuori città (da qui il nome di “Porta Vecchia”).
Al mio interno ci sono tre vani: Il primo è la Stanza del Caminetto, collegata all’ingresso al piano terra da una scala a chiocciola circolare in trachite; il secondo è la Stanza dei Soppalchi, a cui si accede attraverso un’altra scala a chiocciola moderna, in legno; il terzo vano è la Cella Campanaria che ospita una pregevole campana seicentesca.

La Stanza del Caminetto era stata inizialmente adibita ad alloggio del personale addetto al controllo della porta – il passaggio ad arco era infatti chiuso con battenti in legno durante la notte e sorvegliato. Successivamente divenne invece l’alloggio di coloro che erano addetti al funzionamento dell’Orologio.
Al centro del locale sono visibili i contrappesi dell’antico meccanismo del pregevole manufatto, costituiti da due grossi blocchi di trachite sorretti da robuste corde (il complesso degli ingranaggi, invece, restaurato, è visibile nella soprastante stanza dei soppalchi, esposto al pubblico).

Ancora oggi la mia Campana suona ad ogni ora e quando si riunisce il Consiglio Comunale. Restaurata più volte, risale al 1637. Fu fusa in bronzo all’interno del Convento di San Francesco e donata dai frati alla Magnifica Comunità di Este. Il suo suono è emesso tramite un martelletto azionato a distanza e non per mezzo del batocchio.
Dalle aperture della mia cella sono visibili alcuni dei monumenti più caratteristici della città come la Chiesetta di san Rocco con il suo campanile con cupolino a cipolla, la Basilica delle Grazie e, verso Sud, l’antico Porto Fluviale sul canale Bisatto.

Continuo silenziosa ad accogliere il continuo andare e le storie di coloro che mi attraversano e a scandire lo scorrere del tempo. Sono custode di passi, minuti, attimi e vite.

Testi curati da Eleonora Sasso

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